Non eravamo fenomeni quando battevamo, talora a fatica, le squadre più scarse e non siamo un disastro adesso, dopo il miniciclo negativo contro le forti (con diverse assenze). Non è sorprendente il dato dei pochi tiri in porta: il Bologna ha rinunciato al triplo trequartista provato in estate causa "assalto" a Falletti (in amichevole! Perché è bello coltivare tra Austria e Baviera un ritorno ad ambizioni internazionali, magari temperando il furore agonistico degli avversari...), poi l'inidoneità di Avenatti ha generato l'opportunità Palacio (un mese e mezzo per chiudere la trattativa...e non per incapacità della parte tecnica, piuttosto sempre con un occhio oculatissimo al budget), e per fortuna che è arrivato. Ora il liquefarsi dell'asset tecnico Mattia Destro è certamente un problema (in prestito al Sassuolo se resta Bucchi?) ma imporrà una rivisitazione del cosiddetto "progetto" più in fretta. Magari funzionerà Avenatti, o magari si tenterà, in modo ancor più convinto, un assetto offensivo "tipo Napoli", sfruttando le attitudini di Di Francesco, il quale esce dalla sfida familiare all'Olimpico con la certezza di reggere in A ad alto livello.
Tempi di maturazione, si può dire. Non si può viaggiare con il paraocchi al punto di negare che progressi ci sono stati (anche se forse ancora insufficienti). La squadra ha personalità anche contro le grandi, e vanta un equilibrio difensivo che appariva impensabile dopo lo tsunami Cittadella. Nessuno aveva ipotizzato che il consolidamento della cerniera centrale sarebbe passato dalla costituzione di una coppia mai nemmeno ipotizzata, quella fatta da Gonzalez ed Helander. Un retrocesso, a Palermo, per giunta poco utilizzato, e un altro retrocesso, a Verona. Saldi, in buona sostanza, bene assemblati e che ora ti fanno fare buona figura anche nel duello con un dominatore come Edwin Dzeko.
E poi il centrocampo, in cui il migliore rischia sempre di essere quello che non gioca. Se c'é Nagy, ci si interroga sull'assenza di Donsah, e viceversa. La realtà è che ci sono due puntelli, Andrea Poli e il molto progredito (lo vogliamo negare?) Pulgar, ma la qualità complessiva è da dodicesimo posto.
Quest'anno, al sottoscritto, va bene così: squadra più combattiva e qualche punto in più della passata stagione. Non credo esisterà mai una stagione dell'oro in cui si lotti per obiettivi più ambiziosi. Saputo e Donadoni sono complementari, persone serie che ti danno una dignitosa sopravvivenza. Per fare calcio di livello occorrono comunque calciatori di livello, credo sia un concetto di facile comprensione.
E così capita che chi si lamenta regolarmente ha assunto un profilo diversissimo rispetto a solo un anno fa. Le posizioni hanno subito un rimescolamento, i maigoduti ora sono gli antidonadoniani a prescindere, quelli che "eh, ma il modulo", "eh, ma i trequartisti", "eh ma Destro è maltrattato" e via borbottando anche quando si colgono i tre punti. Non a caso, non si è levata nessuna voce a difesa di un torto arbitrale chiaramente subito a Roma. Petkovic rovina platealmente terra in area dopo un contatto subito. Che si può giudicare ininfluente, certo, ma il cartellino giallo per simulazione è un palese errore: sarebbe bastato dare un occhio al VAR. Tanto è vero che dopo pochi minuti si sorvola su un ruvido contatto subito da Florenzi. Eppure nessuno tra gli abituali brontoloni dei social lo evidenzia. Di più, in conferenza stampa post partita il fatto finisce tra le varie ed eventuali. E' vero che il Bologna ha avuto tendenzialmente buona sorte con il VAR, ma se ti tolgono qualcosa basta dirlo. O scriverlo.
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