La Roma vista al Dall'Ara, quindi, non era molle e sgonfia perché sparava tutte le sue cartucce al Nou Camp. Un po' non è un granché a quei livelli, un po' qualche merito lo avrà avuto anche il Bologna.
Su questo tre notazioni:
1) c'è sempre un grilletto più facile, un ordine di valori da rispettare, qualcosa di difficilmente scalabile se confronti standard differenti. E il Bologna ci è riuscito con i giallorossi più di quanto loro lo abbiano fatto con i blaugrana (somma di valutazioni su Transfermarkt perfettamente simmetrica: il Barca vale 4 Roma che vale 4 Bologna);
2) queste banali considerazioni aritmetiche non scalfiscono i maigoduti antidonadoniani a oltranza, che continuano regolarmente a cianciare di partite da perdere nel finale di stagione e di probabilità di esonero. Una costanza degna di miglior causa;
3) forse Fenucci, di fronte ai fischi e alle contumelie, si è convinto finalmente che non si tratta di percezioni negative dei media troppo pessimisti o di legioni di fans impazienti, con la spuntatura in una mano e lo smartphone nell'altra per un selfie con Keita. C'è aria pesa in città nonostante le grigliate miste dei club dei tifosi e va anche considerato un certo riguardo nel rivolgersi a Chairman e dirigenti: tutto il dissenso è canalizzato sullo staff tecnico (come non fossero una parte di un tutto). Ma almeno abbiamo una certezza: stavolta non è colpa (o lo è in parte) della stampa, di base malandrina e poco incline a dare una mano.
Penso sempre che una presa di posizione di Saputo su quanto sta capitando sarebbe opportuna (oh, non arriva e ce ne faremo una ragione) anche perché nel frattempo giungono riconoscimenti importanti alla nostra storia. "Bologna che tremare il mondo fa" è una locuzione che nasce negli anni '30 per merito di Dall'Ara, Weisz e un gruppo di campioni che vincono partite e titoli a raffica. L'inserimento dei due conducatores nella Hall of Fame del calcio italiano è un bellissimo regalo. Anche qui, bastava dire "sono contento", e anche qui, in assenza, sopporteremo.
Due o tre punti sugli allenatori. Vanno di moda Breda e Venturato di cui i 9/10 dei supporter che sono in città non hanno mai visto un minuto di partita. Io direi che il vero imprinting lo sta mettendo De Zerbi, un giovanotto da tenere d'occhio.
Intanto a Verona assistiamo a un poco glorioso tramonto degli ex, la triade Fusco/Pecchia/Setti è al capolinea. D'altra parte se fai squadre a 0 € probabilmente ci può far poco anche un tecnico più reputato dell'avvocato pontino. Peccato per Fusco che ritengo bravo per quello che ha fatto e come lo ha fatto a Bologna. Tornano tutti, un giorno tornerà anche lui.
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