Mattia Destro non gioca 90' interi (escluse amichevoli) dal 15 aprile scorso. Nelle sette gare della stagione in corso è partito titolare due volte, con Genoa e Juventus: non (solo) per colpa sua, entrambe prestazioni di squadra pallidissime. Destro non segna in Serie A dal 24 febbraio, successo sul Genoa per 2-0. Da allora, 2 partite intere (Spal e Verona), e scampoli di altre gare per complessivi 458' senza reti. Se è vero che in carriera ha fatto un gol ogni tre partite, sta cominciando ad andare giù di media. Soprattutto, non trova pace rispetto ai tecnici: tutte le prèfiche che alzavano sconsolati lamenti per il suo non utilizzo sono oggi silenti. L'esplosione del Ropero Santander, il suo tracciante che scheggia la traversa della porta sotto San Luca, confinano l'ex bomber ascolano nel girone dei dimenticati, dei superflui.
Ma questo non è un pezzo contro Mattia, è solo una presa d'atto. Nessuno scrive più sui social o in radio invocandone l'impiego (in un certo periodo eravamo invasi), al massimo si attende il recupero di Palacio. In un Bologna in cui vengono promossi - quasi - a pieni voti i nuovi e i vecchi sono stati finora un po' zavorra, Destro è il simbolo del "vecchiume" da cancellare. Anche al di là e al di sopra delle sue eventuali responsabilità. Destro è certamente vittima di qualcosa di misterioso e non raccontato dopo il suo infortunio, del suo carattere, dei tecnici e (sarei tentato di dire soprattutto) dell'esagerato buonismo della zuccherosa piazza petroniana, che vede complotti e malevolenza ovunque contro i propri beniamini e li coccola credendo di farne il bene.
Io, sinceramente, sarei andato via anche prima, ma a giugno 2018 sicuro. Non ha senso stare qui ad "acquafreschizzarsi" o "bernaccizzarsi", basta, mi rimetto in gioco altrove. Che possa succedere sotto le Due Torri è una eventualità, certo: molto lontana. C'é un anno e tre quarti da far passare, un tempo infinito.
Passando alle (non avvincenti) vicende dello stadio, le ultime notizie sono che il progetto verrà presentato con tutti gli onori a dicembre. Ora, per quel che conta nella realtà di un campionato in cui si deve salvare e si è cominciato molto male, si è pazientato tanto che non è che questi due mesi e rotti spostino molto. Però...la cosa buffa dell'infinito chiacchiericcio bolognese sul calcio è che prima i giornalisti avevano colpa di non aderire entusiasticamente al "progetto" (se, bona nòt...), ora hanno colpa di non stanare Saputo sui ritardi e le mancanze del progetto stesso. La coerenza, questa sconosciuta.
La vittoria con l'Udinese (bella e rotonda, condita anche da sprazzi di gioco) ha ridato la stura a diffusi sentimenti di rivincita all'interno del tumultuoso arcipelago della tifoseria, con eserciti di entrambi gli schieramenti sempre in arme. E' giusto festeggiare una ritrovata dignità, che vale comunque 1 punto a partita. Meno dimenticare le proporzioni aritmetiche molto negative della Serie A di impronta canadese.
C'è ancora tempo di invertire la rotta, certo. Non è mai troppo tardi.
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