La Virtus riapre il Cierrebi, il Bologna sorride. Saputo e Zanetti stavolta vanno a braccetto

 di Alberto Bortolotti articolo letto 805 volte

La vulgata popolare voleva una "santa alleanza" tra Bologna e Fortitudo. Del resto a fronte del solo Gastaldello intravisto all'Unipol Arena a vedere la Segafredo, nel parterre del PalaDozza per applaudire la truppa di Boniciolli sono comparsi tutti, da Fenucci a Di Vaio per scendere a Verdi e a tanti giocatori. A un certo punto e' sembrata una moda inarrestabile benedetta dalle tifoserie.

A maggio sono capitate contemporaneamente tre cose, ovvero il rientro della Virtus nell'impianto in centro, il suo decollo nei play-off e l'apertura di contatti discreti, mediati dal Gruppo Maccaferri (prossimo proprietario) per fare assieme qualcosa al Cierrebi, anche in previsione della cantierizzazione del Dall'Ara. Se vogliamo, se ne può aggiungere una quarta, ovvero l'individuazione da parte della dirigenza biancoblu del Torreverde come possibile centro sportivo. Ora l'annuncio di ieri, per cui due pezzi del mondo della V nera, più la storica polisportiva Pontevecchio, stanno riaprendo il Cierrebi, con un avallo rossoblu laterale e discreto da parte del "cardinale" Fenucci, ha prodotto l'effetto opposto, ovvero il sogno di una mitica e iperbolica alleanza tra Saputo e Zanetti.

Nulla di tutto ciò, i due (al di là del divertente siparietto della telefonata durante la pennichella, ininfluente peraltro, perché Guaraldi aveva già scelto gli americani) si stimano ma battono piste differenti. Anche sul piano degli investimenti sportivi, Saputo oculatissimo al confine con la tirchieria e Zanetti insospettabilmente spanizzo, evidentemente vuole fare quello che non gli sta riuscendo nel ciclismo, cioè vincere. Si potrebbe anche pensare che un contatto diretto, senza mediatori, produrrebbe forse un risultato più passionale che di calcolo, ma mi sa che sto correndo troppo. Nella storia bolognese due così, in contemporanea, non ci sono mai stati. Questo è un fatto.

Al Cierrebi (il secondo polo bianconero in città, di fatto in centro come l'Arcoveggio, mentre il Torreverde e' futuribile e in estrema periferia) andranno intanto i cinni bianconeri, liberando quindi la Porelli di ore per junior e senior. Ci resterà il Civ, una sorta di Virtus Rosa. La scherma sogna una copertura del centrale del tennis, potremmo dire da Camporese a Montano. I tifosi rossoblu potrebbero fruire del parcheggio a raso (al momento però ne è previsto uno interrato) di oltre 300 auto nel lato ovest, liberando Certosa e rotonda dell'assurda occupazione selvaggia di spazi. Gli altri sport, veicolati da Pontevecchio, provano a modellare gli spazi restanti.

Rimane il tema del Despar su cui insistono le proteste non del tutto peregrine del comitato. Difficile pensare che venga abbandonato, essendo un architrave commerciale del progetto immobiliare saputiano portato avanti da Maccaferri (a proposito di Bologna ostile al quebecoise. Quante sciocchezze che si leggono...) Però Fondazione e Cassa di Risparmio non sono ancora fuori dai giochi. Che a settembre ripartono.