Anche l'effetto Sinisa è finito, ma Saputo resta l'anello debole

04.03.2019 10:00 di Alberto Bortolotti articolo letto 1031 volte

Quindi anche l'effetto Sinisa è andato. Certo che questa società funziona veramente da Re Mida al contrario. In tanti erano convinti che l'oscurantismo donadoniano sarebbe stato brillantemente abbattuto dalla "renaissance" inzaghiana, poi il successo a San Siro ha ri-spianato luminosi futuri ai sempre ottimisti.

Da allora, uno scipito pareggio con il Genoa e tre sconfitte consecutive, tutte parzialmente immeritate (il che è peggio: non porti a casa nemmeno le gare in cui aumenti il fatturato offensivo in modo significativo), ci hanno fatto ripiombare nella depressione più totale. Vorrei rinverdire numeri che forse molti non ricordano. Donadoni ha vinto con regolarità totale 11 partite a campionato per tre stagioni (nella prima 2 le ha portate a casa Delio Rossi), perdendone 18, 19 e 21 fino alla cacciata. Inzaghi ne ha vinte 2 su 21 e Mihajlovic 1 su 5 (perse 11 e 3, rispettivamente), la proiezione del loro "combinato disposto" sono 26 punti. Ultimi, o penultimi se va bene. Ah, 72 sconfitte di Saputo in Serie A. Su 140 gare giocate. Precisissimi dalla media.

D'altra parte era chiarissimo almeno a chi scrive che se tre sole volte in 25 uscite conquisti tre punti risulta praticamente impossibile vincerne 6 delle successive 13. L'obiezione della parte della città che continua a essere cieca e sorda è sempre la stessa. "la squadra è meglio di quel che appare e lo vedrete presto", e il problema in proposito era prima Donadoni, poi Inzaghi. 

Oggi che anche il Re Mihajlovic è nudo è giusto affibbiargli la sua parte di responsabilità (l'aver schierato Helander contro Roma e Juve, l'avere inserito Nagy a Udine), ma non va dimenticato che si trova a gestire una squadra improponibile che è riuscita a "pessimizzare" i già non debordanti inserimenti di gennaio. Un Sinisa giunto in momento più congruo e tempestivo avrebbe o gettato basi più sicure per la salvezza (che dal 3 marzo è diventata ufficialmente impresa quasi impossibile) oppure radunato su di sé colpe più chiaramente identificabili. Così non gli si può addebitare più di tanto (un bel 5 in pagella a Udine, fa il solletico), non sarebbe giusto.

Ascoltare e soprattutto vedere Dzemaili e Danilo a fine gara ha fatto suonare i peggiori campanelli. Parole di circostanza, frasi fatte, voglia di lottare (con razionalità) percepita pari a zero. Ahi.

Sinceramente non so cosa possa capitare, utile a sovvertire questa situazione. Il Bologna è stato costruito questa estate con i piedi e con pochi soldi (10 milioni in tre stagioni, plusvalenze a parte, secondo l'opinione, documentata, di Fenucci). Gli innesti di gennaio non sono serviti praticamente a nulla: impalpabili Edera e Lyanco, promosso con un filo di frettolosità a centrale titolare, inutili (quasi) Soriano e Sansone, una rete in due su 14 gare complessive (dal loro arrivo) e un rendimento spesso sotto la sufficienza.

Ci aspettano settimane nelle quali non si potrà parlare di nulla se non lamentarsi, sacramentare, litigare e tentare di dare un senso un futuro che sappiamo già che non ne avrà: se con questa proprietà, sportivamente fallimentare, restano questi dirigenti, abbiamo visto dove andiamo; se a fianco e sotto Saputo compaiono dei nuovi purchessia, il timore è addirittura di peggiorare, di non risalire mai, di sprofondare del tutto (la vulgata popolare, ovviamente, sostiene l'esatto contrario: bene, ve ne accorgerete). L'anello debole della costruzione è il canadese, pagatore, sì, ma lontano, gestore distratto e poco informato, ma fondamentalmente persona per bene (categoria che nel calcio è molto più di intrigo che non di vantaggio).  

Apparentemente c'è ancora un appeal. Nascosta tra le pieghe della Gazzetta, compare la notizia del rientro a Castelrotto (ritiro a luglio), dopo la fallimentare - dal punto di vista commerciale - esperienza fatta da Pinzolo (in cui rifarà base l'Inter). Una delle poche note di vitalità in un contesto nel quale si continua a rimescolare la faccenda stadio - con il proprietario che continua a subordinare alla sua realizzazione lo sviluppo sportivo: errore strategico o balla spaziale? -; perdura poi la fantomatica ricerca di un partner che c'è già, ed è il Comune di Bologna. E' Merola che mette 30 milioni, il punto è che Saputo non ha ancora messo i suoi 40. Se poi per partner si intende chi costruisce, beh, immaginiamo che si tratti di un'impresa con le caratteristiche giuste, la quale farà una fattura che verrà pagata, più o meno. Quale significato diamo alla parola partner, di grazia?   

Sì, la nota dei Forever in proposito era cruda. In certi punti troppo esplicita (forse). Ma siamo talmente abituati a sdraiarci che è sembrata una ventata d'aria fresca. 

Dio mio, come ci siamo ridotti.