Con i cronisti Saputo è solo, sullo stadio Fenucci dribbla bene ma senza concretezza

26.01.2019 10:00 di Alberto Bortolotti articolo letto 1168 volte

Io personalmente la vedo così. Fenucci lascia solo Saputo alla chiacchierata sull'attualità del mattino (tra il presidente che sussurra e il luogo buio sembrava di essere a una riunione ottocentesca della Giovane Italia), esponendolo alle dirette domande dei media, travolti dall'ebbrezza di incontrare il Chairman privo delle badanti moldave (è una battuta, meglio precisare). Saputo se la cava da 5+, sì, qualche vago discorso su un assetto societario che può cambiare a giugno, su un allenatore che non lo convince ("ve lo dico lunedì", espressione invero assai maldestra sulla sorte del già pencolante tecnico. unico non ammesso alla vivace cena del board da Fabio in Via del Cestello), ma in concreto poco, un sacco di discorsi fumosi ed evanescenti su un futuro, peraltro, piuttosto zoppicante (tentativo con Candreva in pratica abortito). 

Saputo, peraltro, rigira la patata bollente dello stadio a Fenucci, abile e paziente tessitore dei rapporti con il Comune (nel centrosinistra sono apprezzate le sue qualità di negoziatore), ma il quadro che viene fornito nella curata ed elegante chiacchierata pomeridiana è piuttosto vago: inizio lavori indeterminato, campo di casa della squadra non deciso, partner edificatorio incerto, viabilità non menzionata, spazi commerciali interni di collocazione imprecisata, capienza flessibile, parere definitivo della Soprintendenza auspicato. Insomma un "work in progress" che al momento si sostanzia in un rendering cromaticamente emozionante e poco più. Ai dribbling di Fenucci tocca dare 6,5 per l'ottimo ancorché sgusciante italiano ma 5-- per la concretezza. Nel 2021, inoltre, cambierà il Sindaco ed è possibile che mutino anche i giochi in ordine al Dall'Ara.

Poteva essere una giornata storica, come con enfasi ha dichiarato il patron rossoblu (d'altra parte mettere soldi privati in un bene pubblico, cosa che si spera accada, è meritevole di encomio), eppure rimangono in mente particolari secondari ma non privi di un fondo di umorismo. Tipo lo striscione appeso fuori dallo stadio, firmato da un tifoso, Lainz '79, che recita "J.S. uno di noi". Siccome la firma è singola, è evidente il tentativo di pluralizzarsi. Con quale legittimità, non è dato sapere. 

O la domanda di apertura, che un nostalgico collega mutua da un tifoso, ovvero "scusi, Saputo, che fine farà la Vittoria Alata?". Poi dicono che i giornalisti non sono in grado di porre quesiti ficcanti.

Infine due dati - marginali - sul video (realizzato con una certa dovizia di mezzi e una buona mano registica), uno "modaiolo", ovvero perché creare uomini e donne con pantaloni a zampa d'elefante come si trattasse di una riproposizione dei Delirium, Ivano Fossati incluso, sul palco dell'Ariston, intonanti Jesahel. Viene da chiedersi se i "figli dei fiori" possedevano già Fire and Desire. 

L'altro riguarda la totale assenza nel filmato di calciatori e pallone, che è poi, se vogliamo, la traccia di questi quattro anni. Sorridendo, potremmo definirla l'essenza del progetto.

En passant ricordo la gara col Frosinone. Che ha una curiosa caratteristica, figlia di una certa superficialità e alterigia: tutti la diamo per scontata.