I tifosi chiedono la testa di Di Vaio ma è Saputo la vera delusione

30.12.2018 12:00 di Alberto Bortolotti   Vedi letture

L'orologio del "popolo" segna sempre qualche ora indietro. Molta gente è rimasta ai gol di Di Vaio e ha traslato in automatico le sue virtù di goleador passato, salvatore del Bologna (è proprio successo così), in qualità da dirigente. Poi piomba sulla gente ignara un comunicato di nove gruppi della Curva duro come un tracciante nella battaglia di Baghdad e tanti, giustamente, si chiedono cosa sia successo. Fino a un anno fa era "chi fischia, rischia" e "stai sereno maigoduto, il colpaccio è Joey Saputo" (archeologia di una tifoseria prona: evidentemente, anche allora, una roba di parte, non collettiva. Ma nessuno se ne dissociò apertamente) e oggi, all'improvviso, una nota preparata da tempo detta condizioni e segna una frattura insanabile con la dirigenza, in attesa di chiedere il conto definitivo a Joey Saputo in persona.

Cosa è successo tra di loro lo sanno solo loro. Per la collettività Di Vaio era sì, quello inciampato in un Nettuno d'Oro che gli volle dare soprattutto Maurizio Cevenini (parlo di un caro amico e di una figura indimenticabile, ma certo non esente da errori, politici e di valutazioni sulle persone) e che fu restituito sull'onda del mini-scandalo scoppiato nel 2011, quando si scoprì che entrava in centro grazie al pass per disabili di Marilena Molinari. Fu la perizia professionale dell'avvocato Magnisi a farlo uscire in dribbling da una vicenda molto scivolosa, L'anno dopo, sempre grazie a Magnisi, evitò un coinvolgimento nel calcio scommesse. Due cose sepolte nella memoria della gente che le robe imbarazzanti le ricorda solo se capitano ai politici o ai giornalisti. Chi fa gol ha un salvacondotto perenne.

Poi l'esperienza in Canada gli fece conoscere Saputo (e stabilì il primo contatto tra il futuro Chairman e Albano Guraldi) il quale però nulla gli disse degli approcci con Tacopina e Patel per entrare nel Bologna. (assieme a Rizza, Kang e Tran. Dove sono finiti questi investitori, a proposito, presenti fino a metà 2017? Mah, mistero). Infine l'inserimento nei quadri dirigenziali, la parabola di ascesa e il vertiginoso capitombolo di ieri. 

La richiesta, anzi il perentorio ultimatum della Curva, che attiene evidentemente a dinamiche di rapporti che si sono guastati (Di Vaio nel Bologna non ha fatto solo il team manager, ma anche il pr presso scuole, club di tifosi, istituzioni, bei nomi in città:  gradevole nell'aspetto, curato, buon parlatore, già star del rettangolo verde, un mix di perfetta presentabilità), cozza con il percorso di Saputo. Nella imperscrutabilità del personaggio - un vero alieno nel calcio italiano, avesse fatto una cosa comprensibile... - ci sono due punti certi: il granitico gruppo di dirigenti rossoblu, modificato solo dall'estromissione di Corvino (l'unico scelto dal canadese, tanto per aumentare i sospetti di schizofrenia) e il ruolo appena dato a Di Vaio di supervisore dello scouting comune Bologna-Impact per l'area europea. Scommetto che, qualora si decidesse di sacrificarlo sull'altare di un difficilissimo tentativo di gettare un ponte verso il tifo, l'ex bomber viaggerà molto e a Casteldebole si vedrà pochissimo, le riunioni poi si possono fare anche al bar. In attesa, ovvio, di capire cosa vorrà fare Saputo da grande.

Perché é chiaro che la punta della lama dei tifosi ha l'obiettivo reale nel proprietario, i dirigenti sono una sua emanazione. E' lui la pietra dello scandalo, è lui la colossale delusione vera. Qui si tratta di sapere che cosa la comunità romana ha promesso a Saputo e che cosa Saputo ha ottenuto e otterrà da loro, al di là della professionalità nel lavoro. Ho sempre pensato che le ragioni plausibili del misterioso sbarco in Italia del quebecoise (non è di sicuro qui a far calcio, che non gliene frega niente lo si sa da subito, lo disse a Tacopina nel corso di una delle burrascose udienze della breve causa che fu subito patteggiata) siano da ricercare nel primo cda rossoblu, fatto ancor di più di uomini di sicuro mestiere capitolino, avvezzi a navigare tra l'Aniene e il Tevere. E' che anche a Roma gli equilibri cambiano, Malagò potrebbe salutare il CONI anzitempo e ciò produrre un effetto domino su consolidati equilibri. 

Intanto la frattura tra saputiani e anti è diventata endemica. Il regalo di questa presidenza inconcludente saranno sguardi in cagnesco in città per decenni- Tipo la Jugoslavia che va in frantumi.

Ora, però, paradossalmente a Saputo la strada è stata spianata. Un amico comune mi segnalava che gli risultava fosse così perplesso da augurarsi la B per liberarsi dei dirigenti. Beh, coraggio, l'obiettivo si sta avvicinando. E ci sono anche i "sicari", quei cattivoni della Curva. Su, fai una cosa, una volta nella vita.