Giocatori stanchi del tiro al bersaglio ma Donadoni a fine stagione saluta

19.02.2018 12:01 di Alberto Bortolotti articolo letto 502 volte

So, mi è stato detto, che Casteldebole il mio "fondo" è guardato con una certa curiosità. Ebbene non ho motivi di lamentela specifici rispetto al soffertissimo successo con il Sassuolo. Troverei anzi tutto del tutto logica una tregua, almeno momentanea, come fossero sul campo gli Hezbollah e Tsahal, l'esercito israeliano, tra gli autentici maigoduti, quelli che non valutano correttamente - secondo me - il rapporto tra investimenti sul mercato e qualità della rosa, e squadra più tecnico. Troverei, ma so che non sarà, perché qui, con una punta di pavidità, si contesta una situazione tecnica che non è certo ottimale ma ha la sua genesi nel lavoro del club (che nessuno si sogna di affrontare con lo stesso ditino puntato).

Sul campo in modo maleducato (ma forse in parte comprensibile: oh, è poi un giocatore di calcio, non un Nobel) Pulgar e in zona mista in maniera più puntuta ma più educata Poli hanno chiaramente fatto intendere di essere stufi di un tiro al bersaglio continuato. "Il Bologna è nei parametri", dice e ripete il trevigiano, uno che ha passato diverse piazze ed è qui dopo essere stato scaricato dal Milan. Un signore di mondo che ha anche una certa dimestichezza con i campioni e quello che costano, e sa che non possono essere 7 milioni, quelli spesi in estate, a cambiare i connotati tecnici di un club.

30 punti con una difesa colabrodo da 16 gare in avanti (Lazio), 29 reti subite, non sono pochi. Conquistati spesso balbettando e certo proponendo raramente sprazzi di bel gioco (non inesistenti, molto intermittenti), ma con una determinazione che l'arrivo di Poli e Palacio ha irrobustito (sì, i giocatori buoni pesano. E peserà anche Dzemaili, ora lontano dalla forma migliore, dopo mesi passati in un non-campionato). E non è un caso aver preso il venticinquesimo punto della stagione con le deboli nel giorno in cui ti mancano contemporaneamente Verdi e Palacio: non è un caso e non è scontato. Un dettaglio: ci fosse stato sempre, in questa stagione, il salvifico Mirante visto contro i neroverdi i punti sarebbero stati di più. Detto con il massimo rispetto per un eccellente professionista. La quarta rete decisiva negli ultimi 10 minuti di gara (Okwonkwo a Reggio Emilia, Destro con Cagliari e Verona, ancora con il Sassuolo Pulgar) denota, almeno, carattere solido: non è poco. Quante volte il Bologna ci è parso sull'orlo del baratro e si è poi risollevato? Questa è una forza, non una debolezza.

Sono personalmente certo, e lo traggo anche dalle risposte "sopra le righe" che talora dà, che Donadoni a fine stagione saluta. Occhio, perché salta un "tappo" che fa comodo a tanti (in primis al Chairman) e occhio anche perché le logiche di mercato vogliono un profondo rinnovamento del roster (ergo: non saranno possibili confronti). Mi pare molto improbabile che il Bologna riacquisti il passo dell'anno corviniano, figuriamoci qualcosa di più. Occorrerà accontentarsi di cose simili ai calci di punizione di Pulgar. Di cui è stata notata la reazione e non l'esecuzione. Uno dei tanti inspiegabili paradossi petroniani.