A Saputo la testa di Donadoni per provare a tenere Verdi

20.05.2018 09:29 di Alberto Bortolotti articolo letto 1698 volte

Al Bologna paventano un calo di abbonamenti del 15% per l'anno prossimo (significherebbe passare da 13.000 a 11.000, così, a bastone), e si sono convinti che cedere Verdi sia una iattura (a giusta ragione: i giocatori medi sono sostituibili, quelli buoni no); per cui è possibile, anzi molto probabile che mercoledì venga chiesta dai dirigenti a Saputo la testa di Donadoni. Del resto un mese e mezzo fa Fenucci, ospite al Pallone nel 7, era stato democristianamente chiaro: "a campionato concluso faremo delle valutazioni in relazione alle risorse messe a disposizione, ai traguardi raggiunti, alla valorizzazione dei singoli e ai frutti tecnici“. Ci siamo.

Il campionato rossoblu non si giudica certo da Udine. Battere o no il record delle sconfitte va bene per i libri di statistica ma sposta poco. Il disastro di questa stagione è simboleggiato da una prima squadra amorfa, da una Primavera sconsolante nella sua retrocessione (il "progetto giovani"...) e da una complessiva, solare, inevitabile e ora rumorosa "customers dissatisfaction".

Ciò nonostante, il tentativo di salvare Saputo e quindi sé stessi da una gestione calcisticamente improponibile è in piena corsa e viene esercitato, spesso, da quasi tutti i dirigenti rossoblu (si salva solo l'ad, esperto in equilibrismi verbali  impreziositi da recenti punzecchiature alla proprietà), con una spocchia e una malagrazia degne di miglior causa.  

Ciò non riguarda solo Bigon e Di Vaio, che assistono inermi, quasi indifferenti all'alterco con il tifoso. Donadoni, nella sua presunzione, non ha nemmeno inteso chi ha provato a dargli una mano, giacché i rumors provenienti dall'incontro con la curva, segretissimo nei contenuti manco la regia fosse del KGB, indicano che il mister ha scaricato malaccortamente sui giornalisti cattivoni la responsabilità di alcune uscite su cui è meglio sorvolare. Bene, farà poi quel che crede, di sicuro la pazienza che abbiamo avuto qui non la riscontrerà tanto facilmente altrove. E' una persona per bene, forse anche un bravo tecnico ma zuccone come un mulo. Se ci fosse un voto alla sua capacità comunicativa sarebbe 0. Paradossalmente un po' di carattere lo sta mostrando solo ora, tra il battibecco a Casteldebole e la conferenza stampa pre Udine in cui ha assestato qualche jab alla evanescente, ectoplasmatica proprietà (sui temi di campo). Too late. Aspettarsi poi riconoscenza per il rifiuto al ritorno in azzurro è roba che neanche nel Libro Cuore.

Il suo staff sa che è finita: anche se dovesse al momento continuare, la ghigliottina calerebbe al primo rovescio a cui farebbe seguito la ri-agitazione di una piazza esausta e con incazzatura, ovviamente, mono-direzionale. Su una cosa hanno ragione, mentre pezzi del club caricano le molle di opinionisti e imbonitori variamente assortiti: non faranno neanche un euro di sconto, ci mancherebbe anche quello. Che poi Saputo accetti di pagare per intero 9 persone in panciolle, forse per un anno intero, ci credo quando lo vedo. In ogni caso, pessima notizia: sono tutte risorse sottratte al già striminzitissimo mercato. L'ennesimo alibi (nella disciplina alibi il Bologna è il club campione del mondo indiscusso) che ci porterà, l'anno prossimo, a sfiorare, finalmente, gli ometti. Ma anche in quel caso, sono certo, non verranno meno i sentimenti di devozione per cui Bologna è diventata la Medjugorie del calcio italiano: pellegrinaggi bagnati di sciroppo d'acero.

Dicevamo del tentativo di trattenere Verdi, che riuscirà solo se nessun club gli offrirà uno stipendio "da Champions".

Preferibile realizzare quei soldi con le cessioni di tre che potrebbero essere Donsah, Masina, Pulgar: sommati, valgono Verdi. Anche perché Destro non ha uno straccio di richiesta, in Italia.E sarà anche colpa di Donadoni, ma il giocatore ha fatto poco per valorizzarsi, in questi tre anni. E pure il Bologna, se si analizzano le cause di questo specifico fallimento tecnico, ci ha messo parecchio del suo.

Comunque, almeno una cosa pare che sia a posto, e sarà lo stadio. Sul quale, alla fine, dovrebbe essersi realizzato un percorso virtuoso che mette insieme terreni statali non utilizzati (Prati di Caprara), bene comunale da risistemare (Dall'Ara), squadra e pubblico meritevoli di infrastruttura rinnovata.

Secondo la tesi di Fenucci, non è da quello che arriveranno, in tempi brevi, risorse per fare meglio. Lui ritiene che già dal prossimo anno ricavi e gestione corrente vadano in pari, dando quindi la possibilità all'azionista di "punturare" denaro per la squadra (oltre alle plusvalenze sul mercato).

Insomma, se Saputo vuole metterne adesso non vanno "sprecati". Il "Dottor Sottile" rimanda la palla in Quebec. Speriamo che torni.