Verdi è un'esca per Sarri, Saputo ha innestato la retromarcia

13.01.2018 14:00 di Alberto Bortolotti articolo letto 2894 volte

La Gazzetta cerca di spiegare il senso dell'operazione Verdi al Napoli. Si tratta in sostanza di un'esca per trattenere Sarri, prevenirlo dall'uso della clausola rescissoria per accasarsi in un altro club pretendente alla Champions, rinsaldare, grazie al ragazzo, l'asse con Giuntoli (il quale diesse è colui che spianò la strada al ritorno di Simone in Italia dall'esilio basco all'Eibar: poi in estate dal Carpi passò alla corte di De Laurentiis) e coronare la permanenza al Napoli del coach. 

Gli azzurri hanno recente tradizione spendacciona a gennaio, mese nel quale sono giunti sotto il Vesuvio prima Jorginho poi Strinic e Gabbiadini. Il primo molto meglio inserito degli altri due. 

Verdi si inscatolerebbe bene nel progetto tattico del mister toscano: 3 esponenti di fanteria leggera razzenti e intercambiabili ma anche la possibilità di recuperare Milik e di innescarlo con un terzetto di mezze punte. Inoltre, a differenza di Diawara, che è dovuto andare a scuola tattica per mesi, senza essere impiegato, il fantasista bipede sa già tutto o quasi su quel piano. Ciò che ignorava, ovvero le coperture difensive da esterno, glielo ha insegnato Donadoni, percepito dalla parte più autenticamente mai goduta della città petroniana come un arido zotico, anche se nulla è più falso di un allenatore che non lascia traccia sui giovani (tutto il resto, compreso il bel gioco da trovare, è oggetto di discussione. Non di sentenze inappellabili). Tanto è vero che si tratta del secondo venduto (quasi) a peso d'oro. Il bilancio donadoniano, agli occhi di un club diventato micragnoso fino alla paranoia nella parte tecnica, è più che positivo: plusvalenze a go go

E qui si deve forzatamente parlare della società Bologna, ovvero i suoi dirigenti ma soprattutto il suo proprietario. Tenderei ad assolvere i primi, giacché Bigon in carriera ha dimostrato di maneggiare anche la materia "campione" quando ha avuto gli strumenti, proprio a Napoli, e Fenucci, di professione "pompiere democristiano", alla fine fa con quello che ha. Certo, la struttura è un po' pletorica ma l'ad si trova contemporaneamente a dover combattere sul fronte Lega (che ora vuol dire anche Federazione) e stadio, e se i risultati non sono brillantissimi dipende relativamente da lui. 

Il proprietario è oggi, per tanti, una colossale delusione, nelle forme e nella sostanza: non attenua questa critica il ritorno di Dzemaili, certo un giocatore importante, ma che viene qui in stato di necessità (nazionale + separazione), mica per rispetto di una inesistente programmazione. A proposito: è al palo anche l'idea organica di un asse Montreal-Bologna tanto sbandierata a inizio percorso. Stop and go, episodi, precarietà: si trasmette questo. Se c'è altro, pregasi esibirlo.

Onestamente il grigiore e lo scarso interesse, accompagnati dai tratti di una persona perbene e rispettosa degli impegni basici, c'erano da subito. Alle tarantelle era devoluto Tacopina, liquidato del tutto con sospetta fretta. Il canadese ha autorizzato di contraggenio i primi corposi investimenti, pentendosene subito, in tutta evidenza. 

Andrebbe analizzata la brusca frenata, ora diventata retromarcia, sul piano tecnico (ma è uguale per lo stadio, tema che andrà poi approfondito. Di sicuro se si passa a un impianto nuovo si guarda avanti almeno una decina d'anni...). Quello con Corvino non era (solo) un dissidio su chi dovesse comandare tra lui e Fenucci, ma una vera svolta sui presupposti ideologici dell'era Saputiana. Che non ha, in riferimento alla qualità della squadra, nessuna discontinuità rispetto alle epoche passate. Lo stesso senso di precarietà e vassallaggio. Così non si può crescere ed evocare la parola progetto è un puro esercizio retorico. 

Anche perché le cifre di vendita dei giocatori cardine sono modeste. E se con Diawara c'era la "scusa" dello stato di necessità, con Verdi hai tutte le possibilità per monetizzare meglio. Così sembra proprio tu ne abbia bisogno. 

Non so cosa potrebbe convincerlo a riprendere la strada iniziale. Forse proprio il possibile tramonto dell'operazione stadio (più di così il Comune e gli investitori trovati da Maccaferri e Fenucci cosa possono fare?) può indurlo a riflettere. Se ne metteva tanti li, sostanzialmente a fondo perduto, perché non può ripartire una stagione migliore (anche tramite un cambio tecnico, certo: a fine stagione sarebbe pure fisiologico) che lo possa riconciliare con la città ?