Un acquisto per Bigon e uno per Donadoni ma finalmente non si vende a qualunque costo

04.02.2018 08:59 di Alberto Bortolotti articolo letto 592 volte

Orsolini per Bigon, Dzemaili per Donadoni. Così, con un filo di approssimazione, si potrebbero sintetizzare le due operazioni più importanti del Bologna in entrata nel mercato di gennaio.

Il diesse lavora in profondità e prospettiva (anche se non va dimenticato che il giocatore è di proprietà della Juventus, però il controriscatto salverebbe almeno la congruità finanziaria dell'operazione, qualora il ragazzo andasse a Torino tra 18 mesi), all'allenatore sono chiesti risultati nell'immediato. Sono capibili le rispettive e complementari esigenze ed effettivamente si dovrebbe cominciare a ragionare sulla "squadra" dirigenziale, sennò sembra sempre che nel Bologna ci sia un "buono" e tanti "cattivi" che guastano la sua suprema missione. Si legge spesso "Forza Saputo" accompagnato, più o meno velatamente, da un "abbasso Donadoni, Bigon e Fenucci" che sinceramente non rende giustizia a un certo tipo di lavoro: perfettibile, certo, ma nemmeno facilissimo. Da un lato è comodo che la proprietà sia lontana e dall'altro sconsolante essere sempre giudicati inadeguati nel confronto. Forse ragionare sul Bologna e non su pezzi di esso tagliati con l'accetta della convenienza sarebbe più utile, ma dubito che lo zoccolo puro e duro della tifoseria consideri questo punto di vista anche solo lontanamente affrontabile. 

Comunque, io ci provo. Dopo mercati francamente se non sconsolanti, almeno insufficienti (sì, "plumoneschi"), compreso quello dell'estate 2017 (lo dicono i numeri dell'utilizzo degli acquisti in rapporto a costi di cartellino e ingaggio), a gennaio restano Verdi e Donsah, intanto. Ora, che i due avessero un cartello al collo lo dicono le telefonate fatte ai giocatori da Sarri e Mazzarri, un piccolo record di contatti avvenuti (e di "muffi" ricevuti) con atleti tesserati per altri. Però almeno si è mostrata una certa dignità nel valutare il prezzo della cessione: non via a qualunque costo, e qui per la prima volta, dopo la cacciata di Corvino, si è avvertito un segno tangibile della proprietà. Doppiato da intraprendenti operazioni in ambito Primavera, effettuate anche solo per rimediare a una situazione di classifica improponibile per un club di ambizioni medie. E' comodo rifugiarsi sempre nella "progettualità" (brrr...) futura ("vedrete, un giorno!": già, e prima?), anche il presente va nutrito.  

La cosa che curiosamente volevo far notare è che da un lato si evidenzia, correttamente, l'invecchiamento della prima squadra e dall'altro si strepita per l'addio di Maietta, il nonno della compagnia. La coerenza non è di questo mondo, l'età media (certo, anche l'esperienza in A) è calata. Non so se è stato opportuno tesserare Romagnoli, di sicuro l'Empoli doveva far posto in rosa: è stata una condizione senza cui non poteva avere luogo il trasferimento. E in ogni caso al Bologna di gennaio va un buon voto almeno alle intenzioni: provvisorio, certo, quello vero lo darà il campo.

Non so se in estate assisteremo a un significativo cambio di passo: francamente, ne dubito. Forse basterà stare fermi, lavorare come si è fatto ora, per scalare qualche posizione: cominciano a diventare parecchi i club che hanno difficoltà a muoversi.