Settimana difficile per lo sport a Bologna. E se Ulivieri traghettasse la Nazionale fino a giugno?

19.11.2017 10:00 di Alberto Bortolotti   Vedi letture

Non è stata una settimana "facile" dal punto di vista sportivo. La Nazionale, vabbe', e' andata come doveva, purtroppo, andare. Il Bologna e' rimasto ancorato alle quattro sconfitte consecutive e al quadro tecnico non idilliaco si è aggiunta la consapevolezza, sillabata dall'assessore Lepore a Radio Bologna Uno, che la vicenda stadio e' ben lungi dall'essere sistemata. La Virtus di debacle consecutive ne ha messe in fila tre, e' senza due giocatori e scende a Brindisi di fatto con un playmaker di riserva a mezzo servizio: magari sarà la partita di Pajola, ce lo auguriamo vivamente. La vittoria a fil di sirena della F a Faenza e' stata vissuta come un mezzo passo falso, clima avvalorato dall'indiretta conferma di un organico da completare. Lo testimonia l' "assalto' a Rosselli, un lungo all around capace anche di portar palla che in A2 e' già stato un talismano per tanti e che avvierà, se preso, una piccola rivoluzione tecnico tattica utile a salire. Ma anche se non venisse c'è il certificato che così non basta, tocca cambiare.

Già, la maglia azzurra. Vedere Krafth soffrire contro Darmian e' stata la conferma che sugli esterni i rossoblu dovranno modificare parecchio, a bocce ferme. Sentirlo ragionare sul perché non gli hanno opposto Insigne ti fa capire quale credito tecnico accompagni Ventura. E leggere gli insulti sul suo profilo Instagram dopo aver postato una innocua foto di esultanza a playoff vinto ti dimostra quale carico di odio viene portato a spasso senza che nessuno molli due scapaccioni agli autori di simili bravate nascoste dall'ineffabile nickname (una delle sciagure dell'epoca contemporanea). 

Se poi allarghiamo l'analisi alle tematiche più attuali, si dovessero giudicare le scelte del governo calcistico sulla base della "simpatia" di chi le propone, beh, il film finirebbe per mancanza di personaggi. A Berlusconi sta bene Ancelotti, a De Laurentiis non garba Tavecchio, Lotti e' allineatissimo con Malago'. Buone ragioni per andare in direzione "ostinata e contraria" ci sono. Si attendono proposte di tutti i proprietari presenti e passati dei club (certo, pure Guaraldi avrà un suo candidato ideale), dei segretari di partito e sindacato, capigruppo parlamentari e del consiglio di quartiere. E' proprio vero che di calcio possono parlare tutti. Chi lo ha fatto spesso ragiona senza considerare quali meccanismi governino Federazioni e Coni. 

Commissariare Tavecchio, con atto di imperio "politico" a causa di un rovescio "tecnico" e non programmatico, sarebbe un rimedio peggiore del male. Andare a nuove elezioni perché lo chiede Tommasi e' come prendere Civati, Alfano o la Meloni e fargli decidere, da soli, il futuro del Paese. Ulivieri ha molte più ragioni di quello che appaia, soprattutto sul fatto che la Nazionale e' una vetrina ma il calcio ha tante sfaccettature di cui tenere conto. Poi, la cadrega. Certo, ora è un uomo di "potere" ma si tratta pur sempre di un profondo conoscitore del pallone. Io credo che un "traghettatore" sia inevitabile, e potrebbe farlo lo stesso Renzo. Poi, a giugno, un big del calcio internazionale si impone, o il duro Conte, meglio, oppure il morbido Ancelotti. Magari con Bucci nello staff.

Quanto allo sport bolognese, intanto abbiamo imparato cosa non si farà. Tra le aree compensative non figurerà l'Antistadio. Meglio così per lo sport "diffuso", purché venga rimesso in condizioni dignitose. Forse - ma non me lo auguro - lo stadio nuovo resterà una chimera, ma sai mai che ciò non liberi risorse ed energie per qualche rinforzo di qualità sul mercato (a giugno, certo). Oramai le aree su cui intervenire mi paiono piuttosto chiare, al di là di chi alleni. A Verona si prova per la centocinquantesima volta a rilanciare Destro? Bene, purché ciò non dequalifichi Verdi e, soprattutto, Palacio. Io comunque penso di sapere quale è l'esito del tentativo. 

Anche il basket ha poche certezze, e ciò appariva impensabile a inizio stagione. La Fortitudo è partita alla grande ma si scopre comunque fragile e perfettibile: nella fluidità di gioco, negli interpreti, nella comunicazione. Tre anni di non Serie A non sarebbero sopportati facilmente. 

La Virtus ha cominciato nell'incertezza classica di chi si è assemblata provando la fusione tra due gruppi, non aggiungendo ancora la risorsa necessaria ma anzi sottraendone una, nel contempo però generando grandi entusiasmi in città (curva, così, mai stata nella storia bianconera, primi per "fotta" per distacco) e ora anche tanti interrogativi. Non è successo niente di irreparabile, ma tutti sono sotto esame: proprietà, management, staff tecnico, nazionali, starters e benchmen. I risultati saranno, per entrambe, l'unico giudice. 

"Un punto in più dell'anno scorso" è una filastrocca di comodo che attizza poco. Ovunque.