La crescita di Pulgar e Mirante, il lavoro di Di Francesco, il ritorno di Destro: e Donadoni non c'entra?

25.02.2018 11:56 di Alberto Bortolotti articolo letto 172 volte

Lo so, lo so, scrivere prima della partita forse è inutile, di sicuro pericoloso. Infatti non l'ho fatto, preferendo attendere la fine. Anche farlo durante può essere fuorviante: il primo tempo con il Genoa era stato desolante, come produttività offensiva, ma ordinato. Persino efficace sul piano del controgioco. 

Poi nel secondo a Mirante tornato a livelli di eccellenza e Pulgar sempre più padrone del centrocampo si è aggiunto Mattia Destro. Il quale ha disputato uno spezzone di gara simile, come intensità, a quello famoso (soprattutto perché poco ripetuto) della prima stagione contro la Roma. I cambi hanno fatto il resto, bene Falletti e Donsah nell'impatto e nell'atteggiamento.

A proposito di Pulgar segnalo una cosa: per essere diventato uno dei centrocampisti con il migliore "timbro" sul campionato (plusvalenza in vista ?) occorre forte autostima e forte umiltà. Sapere di essere potenzialmente bravo e combinare la consapevolezza di migliorarsi. Non è estranea la guida tecnica, che ti difende e protegge anche quando tutti ti linciano.  

Poi una specifica tattica. Ha ragione il mister: non è vero che Di Francesco ha fatto solo il terzino. Ha anzi costretto Laxalt sulla difensiva più di quanto non sia abituato: è stata una delle chiavi del successo. Bravo il ragazzo, magari anche ben istruito in materia.

Ultimo dato sulla partita, alcune cifre danno effettivamente ragione al Genoa. I tiri scoccati, i corner e i cross sono tutte voci statistiche a vantaggio del Grifone. Non abbiamo battuto i primi pellegrini verso Santiago de Compostela, vincere è sempre difficile (grazie a Destro prima rapinoso, poi altruista; viceversa, addio che t'amavo). 

A fine partita i toni erano bassi. Ha parlato il mister più due sudamericani. A differenza dei giorni precedenti, nessun veterano al microfono. Pensandoci bene, credo si tratti di strategia comunicativa. Riassumendo le settimane precedenti, tre dei cinque giocatori "pilastro" (gli altri due sono Mirante e Maietta, che però ha preso recentemente la direzione di Empoli) hanno espresso apprezzamento per il tecnico e e per il percorso che sta seguendo il Bologna. Poli è stato anche più esplicito, si potrebbe dire "fenucciano": "Siamo nei parametri". 

Fenucci ha detto cose ovvie e alcune meno scontate. Tra le ovvietà ci sono la riconferma di Bigon, un diesse funzionale a una società perbene, ma fredda, grigia e con poche ambizioni sportive (per lui a Napoli, comunque, non fu così), e quella di Donadoni: mettere in discussione un tecnico in possesso di contratto a 13 giornate dalla fine avrebbe, di minima, causato un finale di stagione simile allo scorso anno (poi, a fine maggio, si vedrà).

E' nuova, piuttosto, e poca consona allo stile sempre felpato dell'ad rossoblu, una doppia stilettata: al pubblico troppo vicino come modalità ai ribollenti e ondivaghi social, e al poco budget destinato dalla proprietà alla campagna acquisti (poco in confronto alle altre "medie"). Quest'ultima sembra una cauta presa di distanza dallo stesso Saputo, anche se riesce difficile pensare a un dissidio: più plausibile pensare a qualcosa di concordato. Che cosa, lo scopriremo solo più avanti.