Inzaghi gonfio di parole vuote attende Saputo: o va in tasca o si affonda

23.12.2018 11:00 di Alberto Bortolotti   Vedi letture

Gonfi, sì, ma non dico di cosa. La Via Crucis del bolognese attaccato alla sua squadra e ai suoi colori conosce nuove stazioni, 0-0 tristissimi e nullificanti che certo muovono la classifica, consolidano l'assetto difensivo e rimandano a un futuro misterioso la soluzione dei problemi.

La sensazione è netta: a Inzaghi, dopo il "cambio di passo" di Empoli, è stato imposto un trend cautelativo. Già lui non è né un'aquila né un amante del rischio. I due 0-0 in sequenza peggiorano ulteriormente, se mai fosse stato possibile, la qualità di un gioco che nemmeno nella C degli anni '80 e '90 era stato così inguardabile. In realtà si tratta di polvere gettata sotto il tappeto, giacché i nodi presto vengono al pettine.

Fino al 29, ci si barcamena. Poi la dirigenza punta tutto su Saputo, ma solo per scaricare responsabilità da sé stessa. O Joey, come confidenzialmente viene chiamato anche in pubblico - è un modo per esibire familiarità e "possesso" dell'owner: vedete, è nostro, lo chiamiamo per nome, we're a big family -, mette seriamente le mani in tasca (cosa che mi sentirei di escludere: d'altra parte o si stravolge a gennaio l'assetto tecnico della squadra - di titolari in realtà ce ne vorrebbero nove, tutti tranne Skorupski e Santander, tenendo Calabresi, Mbaye, Nagy, Svanberg e Palacio come cambi - oppure si affonda, i palliativi non servono con questo tecnico. E quelli utili sono già accasati) oppure è e sarà il colpevole.

Il che, intendiamoci, è già per buona parte vero. Sul profilo Facebook del collega Mossini Primo Salvi, genovese, già amico e collaboratore di Saputo ( al sottoscritto ha confessato di non sentirlo da un anno e mezzo), delegato dal Chairman a sovrintendere al comitato comune Montreal-Bologna (iniziativa sepolta nel dimenticatoio), commentando, circa 10 giorni fa, un articolo di Labanti, scrive: "Non ho conosciuto Daniele Labanti, mi e’ dispiaciuto non poter stringere la mano ad un fior di giornalista. Lo faccio idealmente adesso, complimenti. Saputo ha qualche colpa, ma non riesce a capire, perché non ha vissuto e non vive la città; i farisei che ha attorno lo tengono il più lontano possibile dalla realtà all’insegna del “tutto va bene, madama la marchesa”.

Questo post apparentemente attacca i dirigenti ("farisei". Del resto i tifosi sono stati ancora più crudi, da troppi romani a Casteldebole fino a ex dirigente Lecce, ex calciatore, ex diesse Napoli; tutti ex, appunto). In realtà è un bel dito puntato contro Joey e la sua incapacità di vivere Bologna come andrebbe fatto, di affrancarsi da tutori e guardie svizzere, di agire secondo un modo italiano (e qui già li vedo, i canadofili, dire che là e diverso. Esatto, però c'è un punto: non è il proprietario del Bologna ad aver comprato gli Impact, casomai il contrario. Se non si adegua, può stare a casa. E se non si fida del fatto che glielo diciamo noi, glielo dirà il mercato. Anzi, glielo ha già detto: Saputo, non ne azzecchi una).  

Per chiudere su Primo Salvi, ricordo una scena buffa il primo anno del suo sbarco a Casteldebole. Cena natalizia (o 2015 o 2016, ancora si facevano) nel foyer della Terrazza. Con la coda dell'occhio lo vedo solo intento a caricare il piatto di crescentine. Mi avvicino furtivo e inizio a parlottare. Tempo 40" e piomba un capo pattuglia papalino...sì, un altolocato dirigente casteldeboliano. Io e Salvi ci mettiamo a parlare del basilico nel pesto (è genovese !). Da lì a poco lo estromettono. Un caso, eh, sono certo.

E sì, prima di chiudere mi tocca di parlare di Inzaghi. Le sue conferenze stampa sono una sfilza di parole d'ordine vuote, trite e ritrite, giaculatorie e lamentele, auto-assoluzioni e scarico di responsabilità, allusioni quando non attacchi, nessun confronto su aspetti tecnico-tattici, un atteggiamento comprensibile se sei il centravanti del Milan che vince la Champions, non l'ex tecnico del Venezia o colui il quale occupa la terzultima casella in Serie A (con forte concorso di colpa societario, certo).  

Se poi Pellerano chiede e tu gli rispondi di andare a Coverciano, beh, gli si poteva replicare a) "andiamoci assieme, serve anche a te" oppure b) "parli tu che hai saltato parte del corso per aver vinto i Mondiali". Io sarei stato meno educato e comprensivo del collega. Quando mi attaccava Ulivieri (parlo di un grande, e di un amico) io zitto non ci stavo.

Purtroppo per lui, e la sua carriera futura, il mister in questo Bologna ci sta benissimo.