Il tempo per Destro è finito. E quello di Donadoni?

24.03.2018 20:02 di Alberto Bortolotti articolo letto 189 volte

Adam Masina potrebbe presto non essere più l'ultimo rossoblu asceso alla prima squadra provenendo dal settore giovanile. Il prossimo potrebbe essere Simone Rabbi, premiato come miglior giocatore al memorial Beppe Viola ad Arco di Trento. Caricare troppa responsabilità su un ragazzo di 16 anni (peraltro ragguardevole finora la sua stagione nell'under 17 di Paolo Magnani, 12 gol in 21 presenze) è sempre sbagliato, e forse - di minima - toccherebbe osservare un'avvertenza: nessun paragone con il passato. Dire che Rabbi è il "nuovo" (a scelta: Haller, Zauli, Meghni) porta solitamente una sfiga pazzesca. Il francese di colore non era scarso, era solo improponibile l'appellativo "Petit Zizou". E' quello che ne ha bloccato lo sviluppo finale.   

Un'esplosione di un "cinno" di casa può cambiare tante percezioni. Far dimenticare la cessione di Verdi, per esempio. Ammorbidire l'odio verso Donadoni (se resta). Rivalutare il ritmo blando e privo di appeal tecnico di Saputo, Fenucci e Bigon. Annacquare la percezione di rinvio sine die della telenovela stadio. Poi, magari, ci si ri-arrabbierà quando lo vendono. Ma qui stiamo di sicuro correndo troppo.

Pensare che il calcio (come il resto della vita) sia fermo e inscatolato in una gabbia presente è assurdo. Tanti hanno rievocato il fatto che Giampaolo prima di Empoli aveva collezionato solo esoneri, e il suo predecessore Sarri non aveva fatto molto meglio. Improvvisamente sono diventati di moda. Può succedere.

Come può capitare che la "geografia" di una piazza cambi. Un leit motiv - credo del tutto sbagliato - della critica "tifosa" è che Donadoni sia oltre e fuori controllo: in realtà le briglie del club paiono esserci. Di Vaio e Bigon non sono estranei al fatto che si sia passati al modulo a 3: hanno indotto il mister a prendere in esame l'ipotesi di coprirsi di più e non disdegnare i pareggi. In questa chiave, affidandosi in pratica alle sole ripartenze, è chiaro che i rossoblu escludono Destro, se Palacio sta bene. A Casteldebole paventavano un crollo psicologico che avrebbe messo in forse forse non l'aritmetica della salvezza ma la possibilità di arrivarci con congruo anticipo e senza patemi. Pensare al 4-2-3-1 per schierare diversi giocatori offensivi o al 3-4-3 (pure provato) che sguarnirebbe il centrocampo è impensabile (per qualche giornata).

Quanto al famoso e ormai insopportabile "caso Destro", le ampollose e arrotondate stilettate, sempre democristianissime, di Di Vaio e Fenucci partono, in realtà, dall'estate. Ogni volta Mattia viene messo di fronte a una responsabilità precisa: "E' fortissimo", "dipende solo da lui". Non si può dire che non sia chiaro il pensiero dei maggiorenti, giusto o sbagliato che sia: il tempo delle scuse è finito. Qui non è Donadoni, sono gli altri. Aggiungo una cosa che non so ma mi limito a ipotizzare: sentito Saputo.

Questo mette in contrasto il pensiero della dirigenza con quello della stragrande maggioranza dei tifosi "parlanti" e dei loro rumorosi e ascoltati portavoce.

Ma ciò non toglie che in alcuni momenti si toglie, in altri si dà. Ci sono le cene dei tifosi (quelli, affiliati al CBC, che scattano selfie anche quando si perde, e fanno perciò dire a Fenucci che non si capiscono le critiche, dato che c'è un pezzo di tifoseria che non le fa mai) dei club, Masina viene prestato alla serata di quella che è diventata la vera e propria emittente ufficiale del club, ovvero la web radio Bologna 1909.

Gli altri non si azzardano neanche a chiederlo, un giocatore, tanto sanno che non viene concesso (dalle tv, per esempio, anche quelle più "amiche", sono scomparsi da quasi due lustri). E le tagliatelle di Masina (il prodotto di casa, uno disponibile ed empatico) a Cà de' Mandorli ricordano i caffè che in epoca guaraldiana a Casteldebole Pioli, Zanzi e i giocatori prendevano in diretta radio con Righi. O che, direbbero in molti, chi scrive avrebbe degustato con un'altra proprietà (io non ne sono così sicuro, ma lascia che dicano).  

D'altra parte che ci si stia scervellando per vedere di trovare una strada per cambiare tecnico è più di una sensazione. Le campagne "contro" aiutano, e non sono neanche del tutto campate per aria: l'insoddisfazione è palpabile. Magari temporanea, ma esiste.

L'ultimo aspetto curioso è questo: grande malcontento nella squadra, si dice. Beh, dal campo arriva un altro verdetto, un grande senso di compattezza. Come la mettiamo?