Donadoni non pensa di restare e Saputo aspetta le cessioni: così non si aprirà mai un ciclo

12.03.2018 11:19 di Alberto Bortolotti articolo letto 239 volte

Paura di retrocedere? Forse. Se non fai risultato, certo che esiste. Improbabile, sul piano aritmetico, però non tenerne conto è da incoscienti. In ogni caso dipende da fattori esterni. Venendo a noi. Il primo tempo non era neanche stato malissimo, altre volte si era fatto peggio, poi la squadra si è spenta come un lumicino. L'Atalanta ha palesato una freschezza invidiabile, Ilicic ha cambiato la partita (ai tempi di una certa floridezza economica, poi inghiottiti nel nulla, Corvino provò a portare lui e Gasperini a Bologna...) e alla fine se non era per Mirante si finiva pure seppelliti sotto una valanga di reti. Pensare a cosa era l'Atalanta rispetto al Bologna, ai tempi, e pensare come siamo ridotti oggi fa veramente tanta tristezza: loro hanno anche comprato allo stadio, tanto che pare che a Bergamo si sia trasferito l'assessore Cangini, "fatti, non pugnette!".

Due o tre note sul futuro. Il fastidio con cui Donadoni risponde alle domande "oblique" (scomode no, ma è anche difficile farle) denota il fatto che il primo a non pensare di rimanere è lui. D'altra parte ritiene, con una certa dose di ragione, che qui un ciclo "sportivo" non si aprirà mai. Attenderà di subentrare in una piazza con meno prospettive teoriche e più cazzimma pratica. 

Bigon non ha torto nel dire che i gradini in Serie A non li hanno costruiti a Casteldebole e nessuno della fascia destra gioca il cosiddetto "bel calcio". Ma se ti aggrappi solo ai risultati e non li fai non ci sono più scusanti. Ah, a proposito, complimenti per la Primavera.

Saputo è stato a Bologna per il periodo più lungo della sua presidenza senza - apparentemente - colpo ferire e forte è il sospetto che la signora sia innamorata del centro e voglia scoprire le bellezze petroniane. Quanto desidera incidere il chairman sul futuro non è dato sapere. Forte il sospetto che dal prossimo mercato ci si debba attendere solo cessioni eccellenti. Auguri.

Mancherebbero i giocatori. Che sono scarsi (sono tre partite in cui ogni ripartenza cozza impietosamente contro il primo avversario in traiettoria o si spegne con un passaggio cervellotico), magari mal messi in campo, certo frastornati da un clima al tempo stesso benevolo e tollerante oltre ogni limite ma anche vicino alla tracimazione.