Dai tifosi giungono segnali di rivolta al ragù

14.11.2018 09:00 di Alberto Bortolotti articolo letto 440 volte

Se i cosiddetti "sempre godenti" o "saputelli" ragionassero, dovrebbero essere indispettiti, e non poco, con il loro mentore. Il fallimento sportivo del suo Bologna, doverosamente sottolineato dal comunicato di oggi dei Forever Ultras (che è tanto accorto e felpato che sembra scritto in cogestione da Arnaldo Forlani e Claudio Fenucci), sta proprio nei segnali di "rivolta al ragù" che albeggiano nelle coscienze dei tifosi.

Ricordo distintamente un tale, ebbro di felicità per lo sbarco dei nordamericani, manco fossimo a Omaha Beach. Mi disse sbrigativamente, tassativo come sanno essere i supporter che si arruolano in una sorta di ISIS sportiva, che io potevo morire. Specificò subito che il decesso che mi augurava era rigorosamente professionale (ma io esercitai ugualmente pressione sui gioielli di famiglia, non si sa mai...). Saputo avrebbe rivoluzionato la comunicazione, creato un Red&Blue Channel, pensionato il Civ e tutti i Civolini - tipo me -, condotto la città a competere con grandi rivali overseas. Se non Manchester, insomma, due squadre sarebbe dimòndi, saremmo almeno diventati Liverpool.

Mi viene in mente a proposito un versetto di Ennio negli Annales. "At tuba terribili sonitu taratantara dixit". Eh sì, le trombe suonavano sinistramente per i poco ottimisti, i Forum gaudebant igitur (ora sono ferocemente all'opposizione), e la ricerca corviniana di Ilicic, Pjaca, Defrel e Duncan autorizzava i pensieri più lubrichi. Poi ci si fermò a Destro, doveva essere la piattaforma di lancio, fu invece la tomba per il ragazzo (anche a causa dei postumi dell'infortunio) e, progressivamente, per le ambizioni rossoblu.

Oggi arriva, come un dosato macigno, il comunicato dei Forever. Chi preconizzava una iniziativa comune dei Gruppi al fine di stimolare un mercato di riparazione meno stitico degli ultimi sei (giacché non si tratta esattamente di una novità, per il canadese, investire zero euro sui calciatori: salvo le plusvalenze, d'accordo. Con gli esiti che poi si vedono. Eri debole, ora sei scarso), rinfodera le speranze nel contenitore. 

I gruppi si chiariranno, magari a muso duro, tra di loro secondo codici internamente comprensibili (al resto del mondo molto meno: quindi commentare è impossibile). La prima cosa che si può notare è che prosegue,anzi si allarga smisuratamente, la frattura nella tifoseria, che è poi la vera cifra portante della gestione Saputo, molto più di investimenti, acquisizioni o "pluma" pedatoria. Il giorno che saluterà questa valle di lacrime (non si può razionalmente pensare che non consideri un peso la sua parentesi petroniana) ci lascerà rapporti da ricostruire e sguardi in cagnesco durati almeno un lustro. Uno dei suoi tanti record, dopo il numero di sconfitte e la proporzione di alcune di queste. 

Apparentemente il comunicato dei Forever è una pedata nelle chiappe al tifoso pigro. La squadra va sostenuta e troppi sono stati a casa: denuncia sacrosanta, ancorché in risposta a un comprensibile disgusto dopo il guano ingoiato a ripetizione. Sulla trasferta clivense, per esempio, sono girate cifre del tutto fantasiose: i supporter rossoblu erano meno di 1000. Bastava, come ha fatto qualche cronista, chiamare il club gialloblu e farselo dire. Se arriviamo al punto di "taroccare" le aspettative dell'esodo, vuol proprio dire che siamo al dolce. Raccontare la verità, una volta, è così complicato?

Nelle pieghe della prima parte, tuttavia, sono annidati alcuni sassolini che rappresentano un vero e proprio "salto di qualità" comunicativo. 

Bottarella al patron, quarta riga: "...la società attuale, gestita a distanza dal patron Saputo". 

Tranvata al primo piano di Casteldebole, terzo capoverso: "Il progetto sportivo non sta decollando, e non crediamo di sbagliare quando diciamo che la nostra rosa stia subendo un indebolimento lento ma costante. I risultati mancano, e le preoccupazioni iniziano a farsi sempre più forti. Nonostante ciò, leggiamo e apprendiamo quotidianamente sviluppi sul grande progetto di riqualificazione dello stadio Renato Dall’Ara e di tutte le aree cittadine conseguenti: prendiamo dunque atto che, probabilmente, sia questo l’aspetto che preme di più all’attuale dirigenza (dove per “dirigenza” si intende tutti quei dipendenti che si trovano e lavorano a Bologna, per il Bologna)". Sottolineo la chiosa: vi preoccupate delle pietre del Littoriale, e non di una squadra che muore. Standing ovation.

Ecco, chi dice che si poteva e doveva fare di più non ha forse ben presente il senso dello "strappo" forte che queste righe, pesate con il bilancino del farmacista, generano all'uditorio. 

Pesanti come pietre, rotolano dall'asse attrezzato che sfiora il Centro Galli e l'isokinetic verso il Quebec. Ora vediamo gli altri. Quelli organizzati e quelli comuni. E le "mignotte". Sì, esatto, noi giornalisti.