Conferenze stampa da correggere sull'asse Montreal-Bologna. Nel caos regnano i social

19.10.2018 12:00 di Alberto Bortolotti articolo letto 712 volte

Nel diuturno confronto Saputo-Guaraldi, per la verità perdente in premessa per il tycoon canadese (ma è una cosa che ai suoi supporter manco entra in testa: che senso ha mettere in competizione due realtà così distanti? Non si capisce che è solo l'esatta fotografia dell'attuale, scipitissimo, momento sportivo ?), manca un punto di contatto recente.

L'aspetto fisico di Guaraldi e la sua debordante petronianità portavano facilmente a pensare che uno dei suoi posti eletti fosse la tavola. Ed era naturale pensare che come strumento di "corruzione" della riottosa (allora come oggi) stampa locale ci fosse una bella Bologna, ovvero la cotoletta ripassata in forno con brodo, emmental e prosciutto - come da disciplinare -. Cotolettari, quindi, i giornalisti che più o meno pendevano dalle sue labbra (cioè: mangiavano magari a ufo poi andavano in redazione ad attaccarlo). Il tempo ha sgranato i ricordi e sovrapposto i dagherrotipi, per cui tra i beneficiari è finito pure qualcuno (tipo il sottoscritto) che da quelle bandighe era bandito. Facciamo conto che ai tifosi non si possa chiedere tanta precisione, eh?

Bene, Joey convoca giovedì la presse quebecoise e cosa fa? Li invita a pranzo, certo. Ricavandone risultati non entusiasmanti; tutto il can can, solo in parte giustificato, che si genera dalle sue dichiarazioni è in buona parte figlio di articoli preoccupati dei colleghi d'oltre Oceano. Quindi Saputo, come Guaraldi, dialoga a pranzo con gli odiati "giornalai" (marcands de journaux, in francese), e là, come qua, l'effetto non è quello di gente "comprata": magari non tutti, è impossibile, ma qualcuno con schiena diritta e spirito critico esiste in tutto il mondo libero. 

Anche a Montreal, come Bologna, il club deve intervenire: scrive una nota per precisare i contorni economici della questione. Raro - sono serio, e autocritico, non ironico - trovare un comunicatore sportivo che abbia dimestichezza con i numeri. 

La polemica però scoppia su parole di Fenucci male interpretate dal Corriere a seguito di una sintesi, inevitabilmente sbrigativa, del Carlino. Il club, come da abitudine, registra le parole dell'ad (due ore e mezza, avvolgenti e un po' stordenti, di dotta e documentata esposizione: un'intervista "chiamata" al giornale della città per reagire all'ondata di timore per un addio anticipato del Chairman) e le diffonde però solo a patatrac avvenuto. Fenucci, con Bigon, è nel mirino della tifoseria per abbassamento delle aspettative sportive - il che, in realtà, rimonta all'owner -. Le sue parole vengono tradotte in un "piazzarsi lì o là non ci cambia". Non è così, ma il dirigente romano scende - immeritatamente - di un'altra tacca nella considerazione generale. Più nella tifoseria da social, per la verità, di quanto capiti nel resto dell'universo rossoblu.

Il Bologna - ribadisco: sul contenuto ha ragione - emette una nota irata, piccata, ricca di rimandi a passate, burrascose storie e molto mirata. Il che ci sta, intendiamoci, se non fosse che - certo involontariamente - ciò dà la stura a un incrudimento di una certa caccia al giornalista. La tifoseria più ortodossa non ha mai gradito i segnali di indipendenza verso Saputo, certo, ma soprattutto verso una deludentissima gestione sportiva degli anni della Serie A "canadese". I giornalisti (sbrigativamente "terroristi": il che, tradotto, vuol dire non adoranti) sono stati messi già all'indice da più di uno striscione.

Ma ora c'è un salto di qualità. Il paragone può apparire ardito, ma quello che in sostanza si vuole virtualmente somministrare è una sorta di olio di ricino ai non allineati. La cui parte più evidente riguarda i media, ma in mezzo ci sono pure i tifosi che non inneggiano per forza a un modello che sarà, forse, efficace in prospettiva (si spera...), ma al momento, per lo sport, fa zigare. Due mondi contrapposti, la tifoseria rossoblu è veramente divisa. Troppo personalizzata sul proprietario la difesa dei colori.

Questo frequentatore del Forum rossoblu, per esempio, è tranchant ma indica una scuola di pensiero. Magari minoritaria, forse eccessiva, ma che esiste. "Io tempo fa scrissi 'vi meritate Saputo' ... certi tifosi se lo meritano davvero. Chi spera di vedere qualcosa di più di 66 sconfitte in 123 partite anche no". 

E così tornano a galla i social. I giornalisti li scrutano per ricevere spunti, prescindendo forse dal fatto che si tratta di microcosmi troppo poco attendibili. Il Bologna, come ha fatto la Juve, assume un social media manager per tenerli controllati. I portavoce del popolo li bastonano perché non sono abbastanza pro Saputo. Tutti pescano, temono, parlano e nessuno ascolta. Ed è scomparsa ogni forma di autorevolezza. 

Non so chi possa cominciare a invertire la tendenza. Credo che l'unico sia effettivamente Saputo. La sensazione è che da tempo abbia comunicato ai manager che non mette più soldi sul mercato ma loro facciano fatica ad annunciarlo, temendo ulteriori contraccolpi. Con la stampa non ha rapporti: intendiamoci, non è un obbligo. Per nessuna delle due parti. 

Il Bologna dovrebbe smettere di perdere copiosamente come se fosse una roba indifferente. Scomparirebbero tanti motivi di critica. Ma forse è chiedere troppo.