Sotto gli occhi vigili di Marco Di Vaio sabato a Parma si è compiuto l'ultimo sfregio al Bologna che poteva essere e non è stato. Roberto Inglese (di faccia...) e Gervinho hanno steso il Cagliari e i rimpianti sono ri-sbocciati in via automatica. Nel lunch match lo squillo di tromba di Simone Verdi segnala il definitivo adattamento del pavese tifoso della F e della di lui fidanzata petroniana al clima vesuviano: non ritorna, del resto non sarebbe mai ritornato. Titolare con gol. All'ora di pranzo addirittura la Gazzetta accosta Donadoni alla panchina della nazionale cinese. Subito il pensiero corre al possibile esonero di Inzaghi (irrealistico, come quello di Bigon). Poi Roma e Bologna scendono in campo.e Mattiello più Santander mettono i sigilli d'oro a 24 ore che cambiano il destino rossoblu. O meglio, scacciano i burdigoni nella pancia di tanti bolognesi e rimettono la chiesa al centro del villaggio.

Cominciamo dalle cifre. La Roma con i nostri due ha subito 12 gol in 5 partite. Che segnare non fosse un'impresa impossibile appariva chiaro da subito. Magari vincere no, non era realistico, ma cominciare a invertire la sterilità offensiva, sì, poteva succedere. Però c'è voluta anche un pizzico di buona sorte. E' vero che se sommiamo gli errori di Falcinelli (grave) con quelli di Okwonkwo nelle praterie (frutto di precipitazione) potevamo anche vincere 5-0, ma la Rometta sotto porta, al netto delle parate del nostro portiere, ne ha combinate più di Bertoldo. Fosse passata in vantaggio non c'era niente da dire. Semplicemente è andata così. E finalmente si passa un lunedì normale. Oh, non si vinceva da metà aprile. Questo solo per ricordare che non siamo ancora in Champions, che vinciamo con il 28% di possesso palla in casa e questo è solo un buon inizio (tardivo). 

Il turnover non riesce a Di Francesco (quel Marcano...boh!) e invece premia Inzaghi. Solo Krejci gioca più o meno come al solito, cioè anonimamente. Degli altri è difficile dire qualcosa di negativo. Calabresi, De Maio, Nagy, perfino Falcinelli: bene. Ottimi Svanberg e Santander.

Ecco, per non farla troppo lunga. Ho ripetutamente detto e scritto che mi rifiutavo di partecipare al "tiro al Bigon". E che se mi danno 20 per il mercato ma 8, obbligatoriamente, li debbo mettere nella Primavera (che continua a non andare...) ho pochi margini di errore. 

Bene, lo svedese e il paraguagio non sono errori. E tutti i diesse da ipad facciano cortesemente un passo indietro. Anzi, due avanti: arriva Saputo. Oltre ai progetti per il futuro, chiedetegli un po' di attenzione e pilla per il presente. Quel che può lui, nel Bologna, gli altri non possono.

Sezione: Director's cut / Data: Lun 24 settembre 2018 alle 11:59
Autore: Alberto Bortolotti
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